I
ristoratori giudicano le guide: "Utili sì, ma meglio il web"
Intervista a Giuseppe Cofano,
presidente della federazione pubblici esercizi di Pesaro Urbino
di Giovanni Belfiori
E’ tempo di guide ristoranti: l’uscita di quella del Gambero Rosso ci dà
spunto per affrontare alcuni temi, legati appunto al settore delle guide,
con Giuseppe Cofano (foto), presidente
provinciale della Fiepet di Pesaro Urbino, la federazione dei pubblici
esercizi di Confesercenti.
Cofano, nel febbraio 2002, come presidente della Federazione dei
Ristoratori di Pesaro Urbino, lei indirizzò una lettera a dodici guide
ristoranti di interesse nazionale.

Cosa è cambiato da allora?
In linea di massima ribadirei punto per punto quanto ebbi occasione di
scrivere allora. Dico in linea di massima, perché l’unico giudizio che non
mi sento oggi di sottoscrivere è proprio quello sull’indispensabilità
delle guide. Come ristoratore ho la netta sensazione che la gente abbia
perso fiducia in questo strumento. Proprio nei giorni scorsi ho letto che
una delle guide che vanno per la maggiore annoverava fra i migliori
ristoranti un locale chiuso da tre anni. Davvero esemplificativo!
Forse le guide cartacee soffrono la concorrenza del web: oggi i giudizi
dei clienti, le opinioni, i racconti di esperienze positive o negative nei
ristoranti della penisola girano, pressoché in tempo reale, su centinaia
di blog, forum e siti web.
Indubbiamente internet attira attenzione, il vero problema, però, è che in
questi anni le guide stesse si sono fatte del male da sole, ergendosi a
giudici, senza possibilità di confronto.
Comparire su una guida ristoranti autorevole è utile, senza dubbio, ma
sono convinto che il miglior mezzo di pubblicità per un ristorante sia il
passaparola e oggi, accanto a quello tradizionale, c’è il passaparola su
internet. Per noi ristoratori è un arricchimento ulteriore che ci spinge
sempre più a ottimizzare il rapporto diretto con il cliente, visto che
questi è padrone del suo ‘destino’ gastronomico e lo è sempre di più anche
di quello di noi ristoratori.
Vediamo un po’ di capire meglio quel che si chiedeva nella lettera.
Nella lettera puntavo soprattutto su una questione: per un corretto
giudizio, chiedevo che ogni locale fosse esaminato realmente almeno 4-5
volte, cosa che fra l’altro le guide sostengono di fare. Il problema è
che, per maggiore chiarezza, al termine di ogni visita, una volta pagato
il pasto, l’ispettore della guida si dovrebbe presentare come tale o in
alternativa, per una maggiore riservatezza, dovrebbe comunicare per
lettera, con allegata la fotocopia della ricevuta fiscale, l’avvenuta
visita.
Un’altra questione che affrontavo era quella della valutazione della carta
dei vini, poiché mi sembrava che ci fossero squilibri, esagerazioni o
semplicemente …
A questo proposito, si deve riconoscere che, a distanza di anni,
qualcuno le ha dato ragione: la guida del Gambero Rosso ha modificato i
criteri di valutazione della carta vini. Il giudizio viene espresso “a
seguito di una verifica più ragionata, che non tiene conto solo del numero
di etichette in cantina, ma anche della coerenza con il menu, delle giuste
annate, della scelta dei produttori in carta”.
Sì, è un modo di darmi ragione, anche se devo puntualizzare che nel 2002
neppure una delle 12 guide interpellate si degnò di risponderci.
E’ un atto di giustizia perché, per fare un esempio, in un ristorante di
solo pesce che abbia una carta dei vini di 70-80 etichette di bianchi, è
chiaro che la presenza di 8-10 etichette di rosso è ampiamente sufficiente
per la tipologia del menù.
Insomma, trasformare in insufficienza un giudizio verso un buon ristorante
solo perché ha poche etichette di rossi, francamente ci parrebbe
ingeneroso nei confronti di un locale che per ovvie ragioni privilegia i
bianchi ai rossi.
(24 ottobre 2006)
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Redazione: Giovanni Belfiori / Brigida Gasparelli