Le ciambelline del mare
In
mare non si viveva di solo brodetto. Un altro alimento tipico sulle
barche dei pescatori erano i cosiddetti
biscotti del marinaio, chiamati in
fanese i "biscottul" oppure i "bussulant".
Piccoli e rotondi come ciambelline, avevano una prerogativa importante
per chi doveva star lontano da casa giorni e giorni: una
conservazione molto lunga e un sapore che, con il passare del tempo,
diventava sempre più appetitoso.
Al di là del loro nome, i "biscottul" non erano consumati soltanto per la
colazione o al momento del dolce, ma, anzi, per i pescatori
rappresentavano un
sostituto del pane.
Perchè, quindi, non tornare al passato, riproponendo anche oggi queste
meravigliose ciambelline del mare?
La ricetta e le informazioni sono state tratte dal libro di
Valentino Valentini "Tutti a Tavola" (Edizioni
Promoter):
"Alla stessa pasta del pane si aggiunge un'altra "puntina" di
lievito di birra, un pò di sale, strutto emulsionato e un pò di
"miglioratore" (speciale strutto utilizzato dai fornai per rendere
ancora più soffice la pasta). L'impasto dopo la necessaria manipolazione
viene ridotto in tanti rotoli della lunghezza di circa 20-30 centimetri
che, congiunti alle estremità prendono la forma di ciambelline. Vengono
messi al forno alla temperatura di 250 gradi e vi rimangono per circa
15-20 minuti. Una volta sfornato vengono conservati in ambienti non
umidi a "stagionare" per una decina di giorni prima di essere venduti.
Una variante del biscotto del marinaio è il biscotto usato nelle
osterie, da mangiare con il buon vino locale. Si ottiene aggiungendo
chicchi di anice all'impasto" .

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(5 marzo 2007)
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Redazione: Giovanni Belfiori / Brigida Gasparelli